La rabbia è un’emozione che produce forme di aggressività non necessariamente violenta.
Infatti “Aggressione” deriva dalla parola latina “ad-gredi” che significa “avvicinarsi, andare verso”, ovvero la base di ogni relazione. Quindi l’aggressività non è sempre violenta e quindi negativa sul piano relazionale, dipende solo da come viene gestita.
- Se l’aggressività è gestita da impulso distruttivo può trasformarsi in spinta al confronto costruttivo e promuovere strategie cognitive utili per porsi di fronte all’esperienza ed elaborarla. Per esempio c’è un “valore sano” anche nella discussione e nel litigio di coppia quando è volto a trovare un incontro e a non sottomettere l’altro. Infine c’è anche una “sana indignazione” collegata al senso di giustizia.
- Se l’aggressività non è gestita attiva emozioni rabbiose che possono essere represse generando “rancore“, oppure espresse dando sfogo alla “violenza“.
TUTTO DIPENDE DA COME VAI VERSO GLI ALTRI…
L’aggressività può esprimersi attraverso quattro modalità:
- Lo scarico incontrollato: una rabbia incontrollata ha bisogno di essere scaricata e genera violenza.
- Il contenimento forzato: produce indignazione, sovente collegata a bisogno di giustizia. Può portare allo scarico incontrollato.
- L’auto repressione: se non si può esprimere la rabbia per paura di punizioni umane o divine, si genera rancore e consolazioni compensatorie, oppure si arriva all’autolesionismo.
- La trasformazione: è facilitata da percorsi psicologici e/o spirituali.
LA VIOLENZA NASCE DA AGGRESSIVITÀ FRUSTRATA E NON GESTITA
Ricapitolando lo scarico incontrollato, il contenimento forzato e l’auto-repressione non sono modalità utili per gestire l’aggressività, mentre la trasformazione dell’aggressività è l’unica via funzionale per gestirla. Va chiarito che esistono due approcci differenti ma complementari che consentono la trasformazione dell’aggressività:
- I percorsi psicologici servono a dare senso e spostano il focus su di sé e sul proprio modo di funzionare di fronte agli eventi relazionali. Certamente la trasformazione psicologica aiuta ad elaborare l’esperienza e fa progressivamente diminuire il dolore.
- I percorsi spirituali collegati alle proprie credenze religiose portano ad un sano decentramento da sé e realizzano alleanze con “Altro” più grande di sé, ma non a delegare ciò che compete a noi. Di conseguenza aumentano il senso del limite e la ricerca del “bene maggiore”, aiutano ad accogliere meglio la frustrazione e ad ottenere più pace.
QUANDO POSSIBILE È UTILE INTEGRARE I DUE PERCORSI