La violenza domestica e la Convenzione di Istanbul
La violenza nelle relazioni affettive si sviluppa negli ambienti domestici
La violenza nelle relazioni affettive si sviluppa negli ambienti domestici
La violenza domestica identifica una forma di sopruso nell’ambito delle relazioni affettive indipendentemente dal genere, invece la violenza di genere identifica una forma di abuso che ha come vittime esclusivamente le donne.
Al giorno d’oggi nell’ordinamento giuridico dei diversi Paesi europei esistono diverse definizioni di violenza domestica, alcune collegate all’ambito strettamente familiare, altre ampliate alle relazioni parentali o alle famiglie allargate.
L’ambito familiare prevede una visione almeno trigenerazionale (figli-genitori-nonni), l’ambito parentale comprende zii, prozii, cognati, cognate, generi e nuore, mentre l’ambito delle famiglie allargate prevede ex conviventi, coppie dello stesso sesso, ecc.
Le Nazioni Unite (ONU) sono attive nel campo della violenza contro le donne dal 1967, anno dell’adozione da parte dell’Assemblea Generale della Dichiarazione sull’eliminazione della discriminazione contro le donne. Tale dichiarazione poi divenne CEDAW, la Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, entrata in vigore come trattato internazionale il 3 settembre 1981.
L’abuso domestico, chiamato anche “violenza domestica” o “violenza da parte di un partner intimo”, viene definito dalle Nazioni Unite come:
«un modello di comportamento utilizzato in qualsiasi relazione per acquisire o mantenere il potere e il controllo su un partner intimo. Per maltrattamento si intendono azioni fisiche, sessuali, emotive, economiche o psicologiche o minacce di azioni che influenzano un’altra persona. Include qualsiasi comportamento che spaventa, intimidisce, terrorizza, manipola, fa del male, umilia, incolpa, causa infortuni o altre ferite fisiche a un individuo. Gli incidenti sono raramente isolati e di solito la loro frequenza e gravità va aumentando. L’abuso domestico può culminare in gravi lesioni fisiche o morte. Può verificarsi all’interno di relazioni di diversi tipi, comprese le coppie sposate, conviventi o frequentanti.
La violenza domestica colpisce persone di qualunque estrazione socioeconomica e livello di istruzione. Chiunque può essere vittima di violenza domestica, indipendentemente da fattori quali età, razza, genere, orientamento sessuale, fede religiosa o classe sociale. Le vittime di abusi domestici possono includere anche figli, altri parenti o qualsiasi altro membro della famiglia. L’abuso domestico si manifesta tipicamente come un modello di comportamento abusivo nei confronti di un partner intimo durante gli appuntamenti o nella relazione familiare in cui l’aggressore esercita potere e controllo sulla vittima».
In quest’ampia definizione viene ancora una volta evidenziato che la violenza domestica non appartiene ad un genere, ad un orientamento sessuale, ad un’età o una razza.
Se hai agito, oppure se stai subendo o hai subito una forma di violenza confrontati con chi ti può aiutare!
La Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, 2011), è stato il primo strumento giuridicamente vincolante a fornire un quadro completo di prevenzione, protezione, perseguimento e sostegno alla lotta alla violenza di genere contro le donne.
Tale Convenzione indica la necessità di intervenire sui piani della prevenzione, della protezione e del sostegno alle vittime della violenza domestica e alle persone testimoni, includendo anche interventi per la riabilitazione dei maltrattanti.
La riabilitazione deve essere preceduta da una valutazione dei rischi approfondita per poter identificare e facilitare il trattamento e il recupero dell’autore ed evitare recidive.
Nello specifico la Convenzione di Istanbul mira a promuovere, attraverso l’istruzione, i valori dell’uguaglianza di genere, il rispetto reciproco e la non violenza nelle relazioni interpersonali, i ruoli di genere non stereotipati, il diritto all’integrità personale e alla consapevolezza sulla violenza di genere e la necessità di contrastarla (art. 14). In particolare la Convenzione si concentra sulla natura strutturale di tale violenza, che è sia una causa che una conseguenza di rapporti di potere sbilanciati tra donne e uomini e che limita il pieno avanzamento delle donne (Consiglio d’Europa).
La Convenzione delinea una serie di atti da criminalizzare nei paesi membri, tra cui la violenza domestica (fisica e psicologica), la violenza sessuale (incluso lo stupro), nonché molestie sessuali e atti non consensuali di natura sessuale. Tra questi stalking, matrimonio forzato, mutilazioni genitali femminili, aborto forzato, sterilizzazione forzata e crimini d’onore.
Inoltre la Convenzione indica, nell’ambito dell’esercizio delle Politiche Pubbliche, la necessità di intervenire sui piani della prevenzione, della protezione e del sostegno alle vittime della violenza domestica. Sono inclusi anche interventi sul versante della violenza assistita subita dai minori, nonché sul tema della riabilitazione dei maltrattanti.

Vengono introdotti programmi di recupero per gli uomini maltrattanti
In particolare, la Convenzione di Istanbul evidenzia come il recupero dei maltrattanti sia uno strumento fondamentale nell’ambito delle iniziative e delle azioni di contrasto alla violenza di genere. Il recupero deve essere preceduto da una valutazione dei rischi approfondita per poter identificare e facilitare il trattamento e la ripresa dell’autore ed evitare recidive. Inoltre il recupero dei soggetti maltrattanti trova sostegno giuridico in base a quanto deliberato nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne del 1993, nel Consiglio d’Europa Rec 5 del 2005, nella Risoluzione del Parlamento Europeo 4/4/2011 sulle priorità e definizione di un nuovo quadro in materia di lotta alla violenza alle donne al punto 24 e nella Convenzione di Istanbul, all’articolo 16, ai punti 1,2 e 3.

Uscire dalla contrapposizione uomo – donna
Emerge con sempre maggiore chiarezza che la visione unicamente legalistica è riduttiva e finisce per alimentare ulteriore violenza. Occorre invece affrontare la tematica con uno sguardo più ampio e relazionale, cioè psicologico.
Questo non significa minimizzare la violenza, o non avere la consapevolezza che nella maggioranza dei casi la violenza viene agita dagli uomini, ma occorre riconoscere che esistono anche molte forme di violenza, alcune delle quali sono agite anche dalle donne.

La violenza domestica coinvolge anche i bambini in forma diretta o indiretta
Esistono molte forme di violenza: quella emotiva mina l’autostima e il valore della persona, mentre quella psicologica genera paura utilizzando intimidazioni o minacce. La violenza economica è volta a creare controllo e dipendenza minando l’autonomia, mentre quella fisica coinvolge l’integrità corporea della persona e quella sessuale abusa delle relazioni intime. Ma c’è anche la violenza spirituale che manipola e distorce le credenze legate alla religione, infine esiste lo stalking comprende un insieme di ripetuti comportamenti molesti volti ad intimidire e a controllare la vittima. Ognuna di queste forme, indipendentemente da chi è agita, si configura come una forma di violenza». Per approfondire leggi Sai riconoscere la violenza in tutte le sue forme?
In questo articolo è stato evidenziato che la violenza nelle relazioni affettive avviene con forme differenti. Le forme di violenza fisica e sessuale sono agite principalmente dagli uomini, mentre le altre forme di violenza psico-emotiva, giuridica, spirituale e lo stalking vengono spesso agite anche dalle donne. La convenzione di Istanbul mira a promuovere la non violenza e il rispetto nelle relazioni interpersonali, inoltre ha aperto le porte agli interventi di recupero dei soggetti che agiscono violenza, attraverso programmi che promuovono consapevolezza e responsabilizzazione, per evitare recidive e attivare la giustizia riparativa.


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