Psicologia del cambiamento, relazioni affettive e violenza
Il sognatore, la sentinella e il pusillanime: le dinamiche interiori per interrompere il ciclo
Il sognatore, la sentinella e il pusillanime: le dinamiche interiori per interrompere il ciclo
Cambiare è una delle sfide più complesse dell’esperienza umana, soprattutto quando il cambiamento riguarda le relazioni affettive. Questo vale sia per chi subisce violenza, sia per chi la agisce, spesso intrappolato in dinamiche interiori che si ripetono nel tempo. Comprendere cosa accade dentro di noi è un passaggio fondamentale per interrompere schemi distruttivi e aprire la strada a relazioni più sane, libere e responsabili.
Secondo una lettura psicologica, dentro ogni persona agiscono tre forze interiori costantemente in tensione tra loro: il sognatore, la sentinella e il pusillanime. Queste parti non sono patologiche in sé, ma possono diventare pericolose quando operano in modo rigido, automatico e inconsapevole, soprattutto nel contesto delle relazioni intime.

Il sognatore è sempre sotto un ombrello di sicurezza reale o presunta
Il sognatore è la parte di noi orientata alla fiducia, alla progettualità e al senso. È ciò che rende possibile innamorarsi, costruire legami, immaginare un futuro condiviso. Nelle relazioni affettive sane, il sognatore permette di vedere l’altro come una risorsa, non come una minaccia. Ma il sognatore può anche diventare ingenuo o negante, finire per non vedere la violenza subita o agita.

La sentinella è sempre alla ricerca di un nemico reale o immaginario da puntare
La sentinella è la parte che monitora il pericolo. È legata alle risposte di attacco, fuga o congelamento. Nelle relazioni violente, la sentinella gioca un ruolo centrale sia in chi subisce sia in chi agisce violenza.
Chi subisce violenza può vivere in uno stato di iperallerta costante, camminando “sulle uova”, adattandosi per evitare conflitti.
Chi agisce violenza spesso è dominato da una sentinella ipertrofica: interpreta l’autonomia dell’altro come minaccia, la frustrazione come attacco, la perdita di controllo come annientamento.
In questi casi, la violenza non è forza, ma difesa disperata.

Il pusillanime si tira indietro e non agisce neanche di fronte alle evidenze
Il pusillanime spinge a mantenere lo status quo. È la voce che dice: “meglio questo che il vuoto”, “almeno so cosa aspettarmi”.
Nelle relazioni violente, il pusillanime è spesso la forza che impedisce la rottura, anche quando la sofferenza è evidente.
La violenza non nasce mai dal nulla. Non è mai giustificabile, ma è comprensibile nelle sue dinamiche. Comprendere non significa assolvere, ma rendere possibile il cambiamento.
La violenza può assumere diverse forme, può essere fisica, psico-emotiva, sessuale, economica, spirituale
Spesso è ciclica e genera un circuito ripetitivo che → esplosione → pentimento → luna di miele → nuova tensione.
Se hai agito, oppure se stai subendo o hai subito una forma di violenza confrontati con chi ti può aiutare!
Se vivi una relazione in cui hai paura, vivi svalutazione, controllo o minaccia, è importante sapere che:
Chiedere aiuto non è una sconfitta, ma un atto di coraggio e lucidità.
Se riconosci in te comportamenti aggressivi, controllanti o svalutanti, è fondamentale fermarsi. La violenza si può interrompere, ma richiede responsabilità personale.
Alcuni segnali da non ignorare:
Cambiare è possibile solo se la sentinella smette di comandare da sola.
Questo processo richiede tempo, consapevolezza e supporto relazionale e professionale
E, per chi crede, anche una dimensione spirituale che ricordi che la dignità umana viene prima di ogni legame.
Interrompere la violenza, dentro e fuori di sé, è uno dei compiti più difficili e più nobili dell’essere umano. Significa rinunciare a false sicurezze, affrontare la paura e scegliere una via più responsabile e vera.
Che tu sia in una relazione dolorosa o che tu stia riconoscendo parti aggressive dentro di te, sappi questo: il cambiamento è possibile, ma non avviene da soli e non avviene senza verità.
Fare del proprio meglio, in questi casi, non significa essere perfetti, ma essere onesti, responsabili e orientati alla vita.

Fabrizio Penna è psicologo con una formazione specifica in “Prevenzione ed intervento psicologico sulla violenza nelle relazioni affettive”. È co-ideatore e responsabile del Progetto Adamo, coordina l’equipe psicologica, conduce i colloqui personali e i percorsi di gruppo.



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