Quali sono i risultati di un intervento psicologico?
Molti hanno idee poco chiare sui reali obiettivi di una consultazione psicologica
Molti hanno idee poco chiare sui reali obiettivi di una consultazione psicologica
Gli interventi psicologici sono molto diversi da quelli medici. Lo scopo della relazione d’aiuto psicologica non è la delega al professionista di eliminare i propri sintomi patologici, ma è un percorso di responsabilità condivise dove ognuno deve impegnarsi a fare la propria parte.

Ascoltare e leggere le proprie emozioni…
L’intervento psicologico ha come obiettivo metodologico lo sviluppo di una maggior competenza ad “ascoltare e leggere le proprie emozioni”, cioè avere una maggiore conoscenza di sé e una maggiore capacità adattiva, creativa ed espressiva.
Per fare questo vengono utilizzati diversi strumenti, il più importante tra i quali è il colloquio, che non è una semplice chiaccherata, ma segue specifiche modalità utili a far emergere sia le criticità che le risorse, ma soprattutto offre spazio e dignità a tutte quelle domande che, magari da tempo, attendono risposte.
A volte lo spazio di espressione è a tu per tu con il professionista, altre volte avviene all’interno di un gruppo, dove il professionista svolge una funzione di guida e facilitazione, ma in ogni caso si tratta di occasioni di narrazione personali, che confrontano con la propria realtà interiore al di là di dove o come avvengono.
Durante questo lavoro di svelamento i sintomi connessi con la problematica portata possono auspicabilmente scomparire o mitigarsi, ma si tratta di un effetto indiretto, perché non è l’obiettivo primario di un intervento psicologico.

Non per tornare “come prima” ma meglio di prima
L’intervento psicologico ha come obiettivo il cambiamento non la guarigione, propone la responsabilità e non la delega, perché se l’obiettivo fosse semplicemente la guarigione ad opera di un’altra persona si partirebbe dall’assunto che si è “malati”, “sbagliati” oppure “matti”, quindi la guarigione avrebbe come obiettivo quello di ristabilire la condizione precedente.
Però questa visione non è corretta, perché sono proprio le condizioni precedenti che hanno determinato quella attuale.
L’intervento psicologico offre uno spazio di ripensamento e cambiamento, non per tornare “come prima” quando si immaginava di stare bene, ma possibilmente meglio di prima, con maggior consapevolezza delle motivazioni che hanno determinato il disagio.

Senza assunzione di responsabilità meglio lasciar perdere
È possibile che si acceda ad un percorso psicologico inviati da un servizio istituzionale (medico o giudiziario), magari con l’obiettivo di ottenere la sospensione o l’attenuazione di una pena detentiva. In questi casi la prima cosa è “decostruire” le false aspettative, lavorando per far emergere una reale domanda di cambiamento.
Se non c’è alcuna disponibilità ad assumersi la propria parte di responsabilità rispetto ai comportamenti che hanno determinato l’invio al percorso psicologico è meglio lasciar perdere…
Fino a quando ci si vive come vittime, o semplicemente si vuole sfruttare la situazione in modo strumentale, si rimane schiavi delle proprie credenze e manca una motivazione utile per innescare un percorso di verità e di cambiamento. Tocca al professionista stabilire se il percorso può essere attuato o può proseguire.
Se hai agito, oppure se stai subendo o hai subito una forma di violenza confrontati con chi ti può aiutare!

Si apprende ch le emozioni possono essere pensate, non solo agite
Durante l’intervento psicologico si instaura una relazione professionale di fiducia e rispetto reciproci tra cliente e professionista, che include anche gli altri membri quando si è in gruppo.
Ci si racconta con autenticità, si apprende che le emozioni si possono pensare e non solo agire automaticamente (sono fatto/a così, non posso cambiare il mio carattere), inoltre si apprendono i codici personali e culturali che governano i vissuti emotivi.
L’intervento psicologico consente di costruire “nuove narrazioni“, di ottenere più verità su se stessi, inoltre consente di ampliare gli orizzonti della propria realtà allargando la visuale, di diventare più competenti nelle relazioni personali e interpersonali.
Anche se si affronta un intervento psicologico con uno scopo iniziale e per risolvere uno specifico problema, presto si scopre che il problema è stato un’opportunità per andare oltre.

Fabrizio Penna è psicologo con una formazione specifica in “Prevenzione ed intervento psicologico sulla violenza nelle relazioni affettive”. È co-ideatore e responsabile del Progetto Adamo, coordina l’equipe psicologica, conduce i colloqui personali e i percorsi di gruppo.



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